Candida
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Vaginal or urinary infection and problems concept.

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♦ Cos’è la vaginite da candida?

La vaginite da candida, o candidosi, è un’infezione che insorge nella vagina e si propaga alla vulva, causata dalla proliferazione incontrollata della Candida sp.p (species plures). E’ una patologia molto comune, infatti il 70% delle donne in età fertile ha sofferto almeno una volta nella vita di un episodio di vaginite da candida e il 10% soffre di vaginiti ricorrenti, con più di tre-quattro episodi all’anno.


Cos’è la candida?

La Candida sp.p è un fungo saprofita che vive sulla nostra pelle, nel tratto gastro-intestinale e in vagina. Con tutti gli altri microbi (funghi, batteri, protozoi, virus) presenti nel corpo umano costituisce il microbiota (flora microbica), che svolge funzioni essenziali (difensiva, digestiva e di sintesi) per la salute del nostro organismo. Un microbiota sano funge da barriera difensiva, blocca la proliferazione dei germi patogeni e regola la maturazione del sistema immunitario.

La Candida sp.p ha una particolarità: adatta la sua forma all’ambiente che la circonda: in un ambiente vaginale sano, assume la forma inattiva di spora, mentre quando viene alterato il delicato equilibrio del microbiota o nel caso di riduzione delle difese immunitarie prolifera e si trasforma nella sua forma attiva e aggressiva di ifa.

In caso di disbiosi intestinale, per esempio, la candida prolifera, si trasforma nella sua forma attiva e migra dal tratto gastro-intestinale alla vagina, sia per contiguità, favorita dalla vicinanza esistente tra la vagina e l’ano sia attraverso il torrente circolatorio, favorita dalla presenza di interruzioni dell’integrità della barriera intestinale, e da il via all’infezione vaginale.


Quante specie di candida esistono?

Attualmente sono state riconosciute più di 200 specie diverse di Candida sp.p, ma solo il 10% è responsabile di infezioni vaginali. La Candida Albicans è responsabile dell’80% di tutte le infezioni vaginali, mentre il restante 20% delle infezioni vaginali sono provocate dalle specie di Candida non-Albicans. Negli ultimi anni, però, si è notato un aumento di frequenza delle infezioni non-Albicans, in particolar modo di quelle sostenute dalla C. Glabrata, dalla C. Krusei, C.Tropicalis e dalla C. Auris,  specie emergente e multiresistente ai trattamenti farmacologici.


Come si trasmette l’infezione da candida?

L’infezione da candida origina all’interno dell’organismo ed è pertanto considerata un’infezione endogena, di conseguenza non rientra fra le malattie sessualmente trasmissibili, solo in rari casi può essere trasmessa da un partner sintomatico.


Quali sono le cause della vaginite da candida?

Le cause che predispongono e scatenano l’insorgenza di una vaginite da candida possono essere raccolte in due gruppi:

  1. Il primo gruppo comprende tutte le cause che riducono le capacità difensive dell’ospite, e sono:

  • immunodepressione (HIV)

  • terapie con immunosoppressori (glucocorticoidi, chemioterapici, immunomodulatori)

  • terapie antibiotiche

  • stress psico-fisico

  1. Il secondo gruppo comprende tutte le cause che, modificando il microbiota e l’ambiente vaginale, favoriscono la proliferazione e l’aggressività della candida, e sono:

  • diabete mellito o eccesso di zuccheri con la dieta che aumentano la quota di zuccheri a disposizione

  • terapie con estrogeni ed estro-progestinici (pillola contraccettiva), che aumentano la produzione di glicogeno a livello vaginale

  • gravidanza con alti livelli ormonali

  • abitudini igieniche scorrette


Quali sono i sintomi della vaginite da candida?

I sintomi clinici delle vaginiti da candida sono:

  • prurito nella regione vulvo-vaginale

  • bruciore urinario

  • dolore nei rapporti

  • arrossamento e gonfiore vulvare

  • lesioni e screpolature vulvo-vaginali

  • secrezioni biancastre, dense a ricotta, inodori

  • pH vaginale acido inferiore a 4,5

In base all’intensità del quadro clinico le candidosi vulvo-vaginali si dividono in due tipologie:

  • ”Candidosi non complicate”. Sono in genere sostenute dalla Candida Albicans e si manifestano con sintomi lievi o moderati la cui intensità può variare insieme alle fluttuazioni ormonali del ciclo mestruale.

  • ”Candidosi complicate”. Spesso sostenute da ceppi di Candida non Albicans, come la Candida Glabrata e la Candida Tropicalis. Sono caratterizzate dalla presenza di sintomi gravi e ricorrenti (più di 3/4volte in un anno) e dalla presenza di fattori predisponenti come diabete, condizioni di immuno-depressione, gravidanza ecc.


Come si esegue la diagnosi di vaginite da candida?

La diagnosi di vaginite da candida viene effettuata con visita ginecologica, colposcopia, misurazione del pH, che risulta inferiore a 4.5, esame microscopico a fresco delle secrezioni vaginali, che mostra la presenza di pseudoife o ife, isolamento colturale da tampone vaginale con antimicogramma. Va sottolineato che l’esame colturale risulta positivo solo in un terzo delle donne con sintomi tipici di candidosi vulvo-vaginale, pertanto in questi casi è utile ricercare la presenza del DNA della Candida sp.p con il test della polimerasi (PCR, polymerase chain reaction). Nelle forme ricorrenti si possono ricercare anche le Ig E candida specifiche che rilevano la presenza di una particolare sensibilità allergica locale.


Come trattare la vaginite da candida?

Il trattamento della vaginite da candida differisce in base alla tipologia di candidosi da trattare:

Nelle “candidosi non complicate” è sufficiente un trattamento topico di breve durata con derivati azolici (econazolo, clotrimazolo, miconazolo, ketoconazolo, sertaconazolo), farmaci sicuri e generalmente ben tollerati.

Il trattamento topico prevede la somministrazione locale di derivati azolici per 1-3-7 giorni, a seconda della formulazione.
Al termine del trattamento si consiglia utilizzare preparati topici a base di lattobacilli per ripristinare il microbiota vaginale. Solitamente è sufficiente una candeletta al giorno per 7/10 giorni, da ripetere per 3 mesi.

Il partner viene trattato solo se sintomatico.

Nelle “candidosi complicate” sono consigliati cicli di terapia con azolici sistemici (fluconazolo, itraconazolo) prolungati per sei mesi. Si può iniziare con una terapia d’attacco con fluconazolo alla dose 100 mg/giorno per 7-14 giorni, per poi proseguire con una dose settimanale per 6 mesi oppure somministrare il fluconazolo alla dose singola di 100, 150 o 200 mg a cadenza settimanale, per un periodo fino a 6 mesi. Prima della sospensione della terapia si consiglia di ridurre progressivamente la dose del farmaco o allungare l’intervallo tra le somministrazioni.

Nel caso di un’infezione da Candida Glabrata o da Candida Krusei, che sono meno sensibili al fluconazolo, può essere utilizzato l’itraconazolo alla dose di 200 mg al dì, per 3 giorni, ogni 15 giorni, per 6 mesi, oppure il voriconazolo (triazolico) che si è dimostrato efficace sia nelle forme locali, sia in quelle sistemiche. In caso di mancata risposta al trattamento si possono utilizzare le echinocandine (caspofungina, anidulafungina e micafungina) per terapie parenterali.

Ricordiamo inoltre che in caso di una particolare sensibilità allergica alla candida si possono utilizzare anche gli antistaminici e gli inibitori della sintesi prostaglandine (ibuprofene,acido acetil salicilico).

La candidosi vaginale in gravidanza, in particolar modo nel primo trimestre, va trattata con azolici topici perché il fluconazolo ad alte dosi e per lunghi periodi può determinare malformazioni fetali. Tuttavia una singola dose orale di fluconazolo da 150 mg è accettabile per la maggior parte delle donne in gravidanza.

Oltre al trattamento antimicotico per ottenere un risultato stabile di benessere e di salute vaginale è necessario trattare anche il partner se sintomatico ed eliminare tutte le cause predisponenti e scatenanti l’infezione, nonché le cause che sostengono le recidive. Occorre quindi ristabilire un ecosistema vaginale sano, ripristinare il microbiota vaginale, con prodotti a base di lattobacilli, disgregare il microfilm patogeno, che ingloba la candida e la protegge dall’azione dei farmaci, con terapie a base di N-acetil-cisteina (NAC) e migliorare le difese immunitarie locali e generali con immunostimolanti.


Per saperne di più:

1) British Association for Sexual Health and HIV (BASHH ) National Guideline for the Management of vulvovaginal candidiasis (2019) Guideline Development Group: Cara Saxon (Lead Author) et al., International Journal of STD & AIDS 2020, Vol. 31(12) 1124–1144

2) Mendling W, Brasch J; German Society for Gynecology and Obstetrics; Working Group for Infections and Infectimmunology in Gynecology and Obstetrics; German Society of Dermatology, the Board of German Dermatologists; German Speaking Mycological Society (2012) Guideline vulvovaginal candidosis (2010) of the German Society for Gynecology and Obstetrics, the Working Group for Infections and Infectimmunology in Gynecology and Obstetrics, the German Society of Dermatology, the Board of German Dermatologists and the German Speaking Mycological Society. Mycoses 2012 Jul(55) Suppl 3:1-13

3)Pappas PG, Kauffman CA, Andes D, Benjamin DK Jr, Calandra TF, Edwards JE Jr, Filler SG, Fisher JF, Kullberg BJ, Ostrosky-Zeichner L, Reboli AC, Rex JH, Walsh TJ, Sobel JD; Infectious Diseases Society of America (2009) Clinical Practice guidelines for the Management of Candidiasis: 2009 update by the Infectious Diseases Society of America. Clin Infect Dis 48:503-535

Riferimenti WEB

www.alessandragrazziotin.it

www.fondazionegrazziotin.org

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