IL TUMORE DELLA MAMMELLA
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Il tumore della mammella  è la forma tumorale più frequente tra le donne: colpisce una donna su dieci

Indice dell'articolo

INDICE:

Cos’è il tumore  della mammella?

Com’è costituita la mammella ?

Esistono diversi forme di tumore della mammella?

           ♦ Quali sono i sintomi del tumore della mammella?

           ♦ Quali sono le cause del tumore alla mammella?

          ♦ Come prevenire il tumore della mammella?

          ♦ Quali sono gli esami diagnostici?

           ♦ Quali sono le terapie per il tumore della mammella?

 

Cos’è il tumore  della mammella?

Il tumore della mammella è un processo di trasformazione che colpisce prevalentemente le cellule della ghiandola mammaria, ed è causato da mutazioni dei geni che sopraintendono al funzionamento e alla riproduzione cellulare.

Le cellule impazzite  vanno incontro a una moltiplicazione incontrollata, ignorano i segnali apoptosici (quindi non muoiono) e formano così una massa: il tumore, che trasforma  l’ambiente circostante, le cellule connettivali, i vasi sanguigni, il sistema immunitario e  si diffonde.

Il tumore della mammella  è la forma tumorale più frequente tra le donne: colpisce una donna su dieci. E’ una malattia in costante aumento tra la popolazione femminile, in particolar modo nelle giovani donne, ed il rischio aumenta progressivamente con l’età, in Italia, nel 2022, le nuove diagnosi sono state circa 55.700, con un aumento dello 0,5% rispetto al 2020. Elementi positivi sono la sopravvivenza, che a 5 anni dalla diagnosi è dell’88%, in moderato ma costante aumento, e la mortalità che è in lenta ma costante diminuzione (-0,8% all’anno) e questo grazie alla prevenzione, alla diagnosi precoce e al miglioramento delle cure.

Com’è costituita la mammella?

La mammella è una ghiandola esocrina, cioè a secrezione esterna, costituita da tessuto ghiandolare, tessuto adiposo e tessuto connettivale di sostegno.

La mammella è costituita da 15-20 lobi, ciascun lobo è costituito da più lobuli strutture simili ad acini (come grappoli d’uva) che producono e secernono latte sotto controllo ormonale (prolattina e ossitocina). Tale struttura è connessa ad una rete di canali, dotti galattofori, di calibro progressivamente maggiore, deputati ad incanalare le secrezioni dalla periferia verso il capezzolo, dove sboccano. Il dotto terminale e il lobulo formano l’unità dutto-lobulare che è la principale sede di origine di quasi tutte le patologie benigne e maligne della mammella.

Esistono diversi forme di tumore della mammella?

Si, esistono diverse forme di tumore della mammella, che si differenziano in base all’aspetto istologico, al grado di invasività e alla presenza o meno di recettori sulle cellule tumorali che ne condizionano la risposta terapeutica.

In base all’aspetto istologico si distinguono:

Il carcinoma duttale il più frequente, si riscontra nel 70-80% dei casi. Ha origine dalle cellule dei dotti galattofori, ma può diffondersi anche oltrela parete del dotto stesso, nel tessuto connettivo o adiposo e può  migrare verso altre zone del corpo attraverso i vasi sanguigni presenti nel seno.

Il carcinoma lobulare: rappresenta il 15% delle neoplasie del seno. Nasce dai lobuli, ma ha la capacità di estendersi oltre nel tessuto connettivo o adiposo e di migrare verso altri organi. Può colpire contemporaneamente ambedue i seni o comparire in più punti nello stesso seno

Il carcinoma tubulare, papillare, mucinoso o cribriforme: rappresentano solo il 10% dei tumori del seno e nella maggioranza dei casi hanno prognosi favorevole.

In base al grado di invasività si distinguono:

Carcinoma  invasivi se il tumore si estende oltre il punto di origine e diventa infiltrante.  

Carcinoma in situ, non invasivi,   se il tumore  resta confinato alla zona di origine. I carcinomi duttali e lobulari in situ hanno un diverso rischio di evolvere in tumori maligni. Il carcinoma lobulare in situ rappresenta più un fattore di rischio per lo sviluppo di un tumore infiltrante, che uno stadio precoce del tumore lobulare infiltrante. Pertanto il più delle volte non si interviene chirurgicamente e si effettua solo una vigile attesa. Il carcinoma duttale in situ invece rappresenta una fase precoce del carcinoma duttale infiltrante, se non trattato evolve in una forma invasiva, pertanto viene trattato con una chirurgia conservativa.

In base ai recettori presenti sulla superficie delle cellule tumorali si distinguono:

Carcinoma mammario positivo ai recettori ormonali (estrogeni e progesterone). Sono i tumori al seno più comuni (circa il 70% dei casi) e più controllabili in quanto la loro crescita dipende dal legame con tali ormoni ed è quindi controllabile con trattamenti anti-ormonali.

Carcinoma mammario positivo ai recettori per la proteina HER2,un fattore di crescita epidermico umano. Questi tumori rappresentano il 20% dei casi ed sono molto temuti perché si manifestano con una crescita cellulare particolarmente incontrollata e maligna. La terapia in questi casi si avvale dell’utilizzo di anticorpi monoclonali anti-HER2.

Carcinoma mammario triplo negativo che non ha  nessun tipo di recettore. Interessa il 15% dei tumori,  Rappresentano la forma più difficile da trattare perché prive di recettori da colpire con le terapie. Si tratta di una classificazione molto utile perché, in base al tipo di recettore, si può procedere con una terapia mirata, stimare la velocità di crescita del tumore, la probabilità di diffusione agli altri organi, la riposta ai trattamenti e la sua eventuale ricomparsa. Infatti, più i recettori sono numerosi, più il tumore tenderà a crescere rapidamente.

Quali sono i sintomi del tumore della mammella?

Spesso il primo sintomo riconoscibile è un nodulo o un’area ispessita nel seno, nella maggioranza dei casi non doloroso. Attenzione però, circa il 90% dei noduli non sono forme tumorali.

Altri possibili sintomi del tumore del seno sono: cambiamenti nella forma o nelle dimensioni di uno o di entrambe le mammelle; perdite, soprattutto di sangue, dai capezzoli; rigonfiamenti alle ascelle; avvallamenti o fossette sulla pelle del seno; arrossamenti intorno al capezzolo; cambio nell’aspetto del capezzolo o retrazione dello stesso; alterazione della cute (cute a buccia d’arancia); dolore ingiustificato al seno o all’ascella.

Quali sono le cause del tumore della mammella?

Il tumore della mammella ha una origine multifattoriale. Esistono numerosi fattori che aumentano le probabilità di una trasformazione delle cellule in senso tumorale. I principali sono:

L’età; Il rischio di ammalarsi di cancro al seno aumenta con l’età.

La storia familiare; La presenza di familiari stretti che si sono ammalati  di cancro della mammella aumenta notevolmente le probabilità di ammalarsi

La genetica; Alterazioni di alcuni geni, denominati BRCA1 e BRCA2, possono aumentare il rischio di sviluppare questa forma tumorale. È possibile che queste forme genetiche vengano trasmesse dai genitori ai figli.

I precedenti per cancro alla mammella; Le persone che sono state già affette da cancro al seno hanno una probabilità più alta della popolazione generale di essere nuovamente colpite dalla malattia, sia alla stessa mammella sia all’altra.

Il seno denso; Le donne con seno denso ( una più alta concentrazione di lobuli)  hanno maggiori probabilità di sviluppare il cancro al seno, proprio in virtù del più alto numero di cellule che possono trasformarsi in cellule tumorali. Il seno denso è inoltre una condizione che rende più difficile leggere la mammografia e identificare l’eventuale presenza di formazioni tumorali. La densità del seno tende a decrescere con l’età: le strutture ghiandolari vengono infatti man mano sostituite da tessuto grasso.

La storia ormonale; In alcuni casi, le cellule tumorali possono essere stimolate a crescere dagli ormoni (estrogeni e progesterone). Maggiore è l’esposizione a questi ormoni come si verifica nel menarca precoce e  nella menopausa tardiva, più alto è il rischio di cancro.

Il sovrappeso e l’obesità; Le donne che raggiungono la menopausa in sovrappeso o obese sono a maggior rischio di cancro al seno. La ragione di ciò potrebbe risiedere nella maggiore produzione di estrogeni che si verifica nelle persone con una alta percentuale di grasso corporeo.

Il fumo; Recenti evidenze confermano il legame tra fumo (sia attivo che passivo) e probabilità di ammalarsi di cancro della mammella. Inoltre le fumatrici presentano un maggior rischio di recidiva e in caso di radioterapia hanno più probabilità di complicanze cardiache e polmonari.

Il consumo di alcol; Il rischio di cancro aumenta all’aumentare del consumo di alcol.

Le radiazioni; Alcune procedure mediche che usano radiazioni, come i raggi X o la Tac, possono aumentare il rischio di sviluppare cancro al seno.

Come prevenire il tumore della mammella?

Il tumore al seno può essere prevenuto o quanto meno può essere fatta una diagnosi precoce. La prevenzione primaria del tumore della mammella prevede l’eliminazione dei fattori di rischio e l’adozione di corretti stili di vita. In particolare, si sono dimostrate efficaci alcune strategie: abolizione del fumo di sigaretta; corretta alimentazione; praticare un’attività fisica regolare. Inoltre, va evitato il consumo alcol. La prevenzione secondaria, ossia la diagnosi precoce, è l’arma migliore che abbiamo a disposizione. La prevenzione va iniziata da giovani, effettuando periodicamente  l’autopalpazione del seno e la visita senologica annuale, affiancata dalla mammografia biennale dopo i 50 anni o all’ecografia in donne giovani. Raramente si attua la prevenzione farmacologica con tamoxifene.

Quali sono gli esami diagnostici?

Tra gli esami diagnostici ricordiamo:

 Autoesame (Autopalpazione): Bisogna raccomandarlo, perché il 60 % delle donne scopre così di avere un tumore. Non ha l’obiettivo di fare diagnosi precoce.

La visita Senologica: comprende la raccolta dell’anamnesi e la visita manuale, Va eseguita da esperti per evitare falsi allarmismi e false rassicurazioni. A causa della sua Scarsa Specificità e della sua Bassa Sensibilità per le lesioni di piccole dimensioni non risulta utile per la diagnosi precoce dei tumori.

La mammografia (esame radiografico della mammella) è l’esame più importante e più sensibile per la diagnosi di tumore della mammella. E’ usato anche come test di primo livello nei programmi di Screening.

Tomosintesi, che è una mammografia a raggi X tridimensionale che riduce e/o elimina l’effetto di sovrapposizione dei tessuti.

L’ecografia è l’esame complementare della mammografia. E’ particolarmente utile in caso di seno denso.

L’agobiopsia, è il prelievo di materiale dalla mammella tramite un ago più o meno sottile, si può effettuare un prelievo di cellule (Citologico) o di un piccolo campione di tessuto (Microistologia) che verranno successivamente analizzate al microscopio. Può essere necessario effettuare anche la biopsia e l’esame istologico dei linfonodi dell’ascella per verificare se il cancro si è diffuso ad altri tessuti.

Risonanza Magnetica Nucleare mammaria che fornisce ulteriori e preziose informazioni

Quali sono le terapie per il tumore della mammella?

Oggi la terapia per il cancro al seno si può definire una “multi-terapia” perché comprende l’azione sinergica di diverse discipline spesso combinate tra loro sulla base delle caratteristiche del tumore e del paziente: la chirurgia, la radioterapia, la chemioterapia, la terapia ormonale, la terapia biologica.

Chirurgia

La chirurgia rappresenta in genere il primo step nel processo terapeutico delle persone con cancro al seno. Ci sono due tipi di chirurgia: quella conservativa, che rimuove soltanto la porzione di seno interessata dal tumore, e la demolitiva, cioè la rimozione dell’intera mammella. Quest’ultima può essere seguita dalla chirurgia ricostruttiva per impiantare una protesi sostitutiva dopo la rimozione. Diversi studi hanno dimostrato che per i tumori allo stadio iniziale la terapia conservativa, seguita dalla radioterapia, ha la stessa efficacia della mastectomia.

La chirurgia conservativa può avere diverse gradazioni che dipendono dal tipo di tumore, dalle dimensioni dalla localizzazione, dalla quantità di tessuto circostante al tumore che deve essere rimosso, dalle dimensioni del seno. Sulla base di queste caratteristiche si può decidere se rimuovere soltanto il tumore e una piccola parte del tessuto circostante (settorectomia) o una porzione più ampia della mammella (quadrantectomia). Dopo la chirurgia conservativa segue sempre la radioterapia per “sterilizzare” le eventuali cellule tumorali residue.

La chirurgia demolitiva, mastectomia consiste nella rimozione dell’intero tessuto della mammella, compreso il capezzolo.

Nella chirurgia conservativa è sempre indicata la stadiazione del tumore verso l’ascella, tracciando, rimuovendo e analizzando il primo linfonodo della stazione ascellare (linfonodo sentinella), essendo il sistema linfatico costituito da una rete di vasi intervallati da linfonodi posti in sequenza. Il “linfonodo sentinella” è il primo ad essere raggiunto dalle cellule tumorali che migrano dal tumore. L’analisi di questo linfonodo può dunque dare indicazioni preziose sulla natura del tumore: se è circoscritto al seno o ha iniziato a diffondersi ad altri tessuti. Nel caso di positività potrebbe essere necessario un intervento più invasivo (svuotamento ascellare) che comporta la rimozione dei linfonodi posti sotto le ascelle.

Terapia ormonale

Alcuni tumori del seno sono stimolati a crescere da ormoni fisiologicamente presenti nell’organismo (gli estrogeni): per questo vengono definiti “positivi per il recettore degli estrogeni”.
La terapia ormonale consiste in un trattamento in grado di ridurre i livelli di questi ormoni. Esistono diversi farmaci che svolgono questa funzione: la scelta viene effettuata sulla base delle caratteristiche del tumore e della persona.

Chemioterapia

La chemioterapia consiste nella somministrazione di potenti farmaci in grado di uccidere le cellule tumorali. È in genere usata dopo la chirurgia per distruggere le cellule tumorali residue. In tal caso è definita chemioterapia adiuvante. In alcuni casi si preferisce somministrare la chemioterapia prima del trattamento chirurgico per ridurre le dimensioni del tumore. In tal caso si parla di terapia neo-adiuvante

Radioterapia

La radioterapia usa dosi controllate di radiazioni per uccidere le cellule tumorali. Viene in genere impiegata dopo la chirurgia e dopo la chemioterapia per distruggere eventuali cellule residue. In alcuni centri esiste anche la radioterapia intraoperatoria (IORT)

Farmaci biologici

Alcuni tumori possiedono sulla propria superficie un numero abnorme di una particolare proteina, Her2 (Human Epidermal Growth Factor Receptor 2). Questa proteina in condizioni normali regola la crescita e la proliferazione della cellula, ma se presente in numero eccessivo causa una crescita cellulare incontrollata. Da alcuni anni è disponibile un farmaco (trastuzumab) in grado di attaccarsi a questa proteina impedendo alle cellule tumorali di crescere e moltiplicarsi. In genere trastuzumab viene impiegato insieme alla chemioterapia.

 

 

 

Per saperne di più

 

AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) Linee guida ” NEOPLASIA DELLA MAMMELLA” pubblicate nel Sistema Nazionale Linee Guida Edizione 2021

https://www.iss.it/documents/20126/8403839/LG_260_mammella_agg2021