VAGINITI

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Le  vaginiti sono infiammazioni della vagina  che possono estendersi alla vulva  (vulvo-vaginiti),  al collo dell’utero (cervico-vaginiti) e talvolta all’uretra,  e sono caratterizzate da bruciore, prurito e secrezioni vaginali.

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Cosa sono le vaginiti?

Le  vaginiti sono infiammazioni della vagina  che possono estendersi alla vulva  (vulvo-vaginiti),  al collo dell’utero (cervico-vaginiti) e talvolta all’uretra,  e sono caratterizzate da bruciore, prurito e secrezioni vaginali.

Quali sono le cause?

Le vaginiti  possono essere di natura infettiva  o non infettiva.

Le vaginiti infettive sono sostenute da funghi (candida albicans), da parassiti (trichomonas vaginalis), da batteri aerobici (E.Coli) e anaerobici (vaginosi batterica).

Le vaginiti non infettive invece possono essere secondarie ad atrofia vaginale, come si verifica in menopausa, oppure possono essere causate da ipersensibilità, utilizzo di sostanze irritanti,  allergie, radio e chemio-terapia.

Quali sono i fattori predisponenti?

Numerosi sono i fattori che predispongono all’insorgenza delle vaginiti come:  cambiamenti ormonali (utilizzo di contraccezione ormonale, gravidanza, menopausa), riduzione delle difese immunitarie (utilizzo di terapie antibiotiche, cortisone, immunosoppressori), presenza di quadri patologici (diabete, neoplasie) disturbi gastrointestinali, disbiosi,  utilizzo di contraccettivi (spirale, diaframma, condom), insufficiente igiene intima, biancheria troppo stretta, saponi troppo aggressivi, tamponi interni, assorbenti, uso di sostanze irritanti, detersivi.

Quali sono i sintomi?

I sintomi  riferiti sono molto simili, bruciore, prurito e perdite vaginali, disturbi minzionali, dolore nei rapporti, algie pelviche, ma esistono segni clinici obiettivi che variano nelle diverse forme  infettive e le caratterizzano.

Le infezioni micotiche sono sostenute prevalentemente da Candida Albicans, sono infezioni endogene nel 75% dei casi e sono favorite da alcune condizioni come la gravidanza,  il diabete, l’immuno-depressione,  terapie con antibiotici, cortisonici o contraccettivi orali. Il 75% delle donne ha nella vita un episodio di vaginite da candida, ma il 5-10% delle donne può sviluppare una forma recidivante con anche più di tre episodi all’anno. Le infezioni micotiche sono caratterizzate da:  esteso arrossamento vulvare talvolta associato ad edema, presenza di secrezioni biancastre, dense, a ricotta e ph vaginale inferiore a 4,5. I sintomi in genere si accentuano  una settimana prima dell’inizio della mestruazione. La diagnosi viene posta mediante isolamento colturale da tampone vaginale.  Il trattamento è topico nelle forme isolate, mentre nelle forme complicate è sia locale che sistemico.

Le infezioni da Trichomonas Vaginalis si trasmettono con i rapporti sessuali. Sono caratterizzate  da un arrossamento dell’ostio vulvare talvolta associato a infiammazione del collo dell’utero che appare coperto di puntini rossi (cervicite a fragola). Le secrezioni sono fluide, giallo-verdastro talvolta maleodoranti e con un ph  > 5. La diagnosi si pone mediante tampone vaginale e isolamento colturale o mediante esame  microscopico a fresco. La terapia è sia sistemica che locale.

Le infezioni batteriche  possono essere di due tipi aerobiche e anaerobiche. Sono definite infezioni aerobiche quelle sostenute da batteri che necessitano di ossigeno per sopravvivere, mentre sono definite anaerobiche quelle sostenute da batteri che sopravvivono anche in assenza di ossigeno.

Le vaginiti aerobiche sono  infezioni endogene, polimicrobiche nel 30% dei casi, sostenute da batteri aerobici di provenienza intestinale come E. Coli, Streptococco Faecalis, Streptococco Agalactie, Proteus, Klebsiella. L’infezione si trasmette per continuità ed è favorita da modificazioni dell’ecosistema vaginale. Il ph vaginale è superiore a 5, talvolta supera 6,  la flora vaginale latto-bacillare è quasi completamente assente, sostituita da batteri aerobi e dai leucociti (globuli bianchi) coinvolti nella risposta immunitaria.

Fattori predisponenti sono  le patologie intestinali, condizioni di disbiosi,  infezioni urinarie,  abitudini igieniche non corrette e  primo fra tutti la carenza estrogenica, infatti queste infezioni ricorrono maggiormente nelle bambine e nelle donne in menopausa che presentano bassi livelli di estrogeni circolanti.

Il quadro clinico è fortemente sintomatologico ed è caratterizzato da un arrossamento della vulva, vagina e cervice e dalla presenza di perdite bianco-giallastre, odorose ma con fishy test negativo.

Per porre diagnosi, utile la misurazione del ph vaginale e l’esame colturale mediante tampone vaginale completato dalla quantificazione dei leucociti e della flora lattobacillare. La terapia locale si associa a normalizzanti della flora intestinale e vaginale.

Le vaginiti  anaerobiche o vaginosi batterica sono condizioni infiammatorie caratterizzate dall’alterazione dell’ecosistema vaginale, il ph è > 4.5, la flora lattobacillare a questi valori di ph si riduce ed è sostituita quasi completamente dai batteri, prevalentemente  anaerobi,  aumentati considerevolmente di numero. I leucociti sono quasi completamente assenti, tenuti lontani da sostanze di origine batterica.  Frequentemente  è presente la gardnerella,  il mobiluncus  e il  mycoplasma. La vaginosi batterica quindi  è caratterizzata da un’alterazione numerica, quantitativa e non qualitativa, dei diversi tipi di microrganismi presenti nel microbioma vaginale (il rapporto anaerobi/aerobiche diventa da 100: 1 a 1000:1).

Le vaginosi batteriche sono favorite dai rapporti sessuali in particolar modo da quelli promiscui, dal mancato utilizzo del condom (lo sperma modifica il ph), dall’uso di spirali, dall’uso eccessivo di lavande vaginali da terapie antibiotiche e da condizioni di immuno-depressione. Possono frequentemente associarsi ad altre malattie sessualmente trasmesse come la clamidia, il trichomonas, l’HIV  e possono a loro volta causare  malattia infiammatoria pelvica, gravidanze extrauterine e nelle gravide:  rottura prematura delle membrane, parto pretermine e infezioni feto placentari. Raramente interessano bambine e donne in menopausa per il basso numero di rapporti sessuali. L’infezione non si trasmette al partner maschile. La vaginosi batterica spesso è asintomatica la vagina e la vulva generalmente non sono arrossate, il bruciore e il prurito spesso sono assenti. Possono essere presenti secrezioni abbondanti, lattescenti e schiumose, aderenti alle pareti vaginali  e con un caratteristico odore di pesce,  che peggiora con i rapporti sessuali.  La diagnosi si basa sull’aderenza ai criteri di AMSEL (3 elementi su 4): Leucorrea lattescente,  pH >4.5, Test odore positivo, Clue cells nell’esame a fresco (cell.epiteliali vaginali rivestite da batteri >20%) La terapia è sia locale che sistemica

Le vaginiti non infettive sono condizioni infiammatorie frequenti, la più frequente è la vaginite atrofica.

La vaginite atrofica è un’infiammazione causata da  assottigliamento della mucosa vaginale, secondaria a carenza estrogenica.  In seguito a minimi sfregamenti  la mucosa vaginale va incontro a micro lacerazioni e abrasioni responsabili della comparsa della sintomatologia. Insorge nelle donne in menopausa, ma anche in tutte le condizioni di carenza estrogenica come durante  l’allattamento, l’utilizzo di terapie contraccettive o  durante radio e chemio-terapia. I sintomi sono secchezza, dolore nei rapporti sessuali, talvolta accompagnati dalla comparsa di piccole perdite ematiche, bruciore, prurito, disturbi urinari. Esistono terapie farmacologiche sia sistemiche, le più efficaci, che  locali e  terapie funzionali come laser, O2 molecolare, radiofrequenza, che mirano al ripristino del trofismo e della funzione.

Vaginiti non infettive possono insorgere secondariamente a qualsiasi stimolo irritativo, in particolar modo se vi è una particolare sensibilità, profumi, saponi eccessivamente alcalini o ricchi di coloranti, creme depilatorie, assorbenti, lubrificanti, condom, possono causare arrossamento, gonfiore, bruciore, prurito.

La diagnosi delle vaginiti non infettive è clinica, viene effettuata dal ginecologo durante la visita previa dopo aver escluso la presenza di infezioni vaginali.

Come fare prevenzione?

  • Curare sempre l’igiene intima senza eccedere con l’uso di detergenti aggressivi, usare biancheria intima traspirante, mai troppo stretta.
  • Proteggere il proprio microbiota intestinale e favorire il transito intestinale con una dieta ricca di fibre. Adottare una sana e corretta alimentazione senza eccedere nel consumo  di carboidrati.
  • Proteggersi durante i rapporti sessuali, specialmente se sono occasionali. Usare sempre il condom e curare l’igiene prima e dopo il rapporto sessuale.
  • Non trascurare la comparsa di disturbi vaginali anche lievi come bruciore, prurito, perdite vaginali e rivolgersi al proprio medico di fiducia
  • Aderire ai programmi di prevenzione e di screening, in particolar modo effettuare il test per la Chlamydia ai giovani prima dei 25 anni e  il tampone per lo Streptococco beta emolitico di gruppo B a tutte  le donne in  gravidanza alla 36-37 settimana di gestazione.

Per saperne di più

ACOG Practice Bulletin. Clinical management guidelines for obstetrician-gynecologists, Number 72, May 2006: Vaginitis” ACOG Committee on Practice Bulletins–Gynecology – Obstet Gynecol 2006 May;107(5):1195-1206

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